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	<title>Centro Mater Divinae Gratiae</title>
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	<description>Casa di spiritualità, espressione del carisma di animazione spirituale delle SUORE DOROTEE DI CEMMO</description>
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	<title>Centro Mater Divinae Gratiae</title>
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	<item>
		<title>Domenica 3 maggio 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-3maggio-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 12:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica della Divina Misericordia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>V DOMENICA di PASQUA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260503">At 6,1-7  Sal 32  1Pt 2,4-9  Gv 14,1-12</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? Gesù non risponde: «io &#8220;conosco bene&#8221; la strada e adesso ve la descrivo e poi vi passo le coordinate»; dice invece: «Guardami Tommaso, sono io la via».</p>
<p>La strada verso Dio, verso il cuore caldo della vita, è la vita di Cristo. Guardi Gesù, come vive, come si commuove e tocca, come va incontro, come muore, e capisci Dio e la vita. E se voglio entrare in quel mistero metterò i miei passi sui suoi passi, preferirò coloro che lui preferiva, rinnoverò con le mie le sue scelte, mi muoverò solo dietro alla sua stella polare. J, Maritain mette in bocca a Gesù questo invito: «Non cercatemi in un luogo, ma là dove amo e sono amato».</p>
<p>&#8220;Io sono la verità&#8221;. Come io vivo è il vivere vero, come mi comporto con i piccoli e con le donne, con i poveri cristi e con i Pilato di turno, con gli uccelli e con i fiori del campo, con il Padre e l&#8217;ultima pecora&#8230; La verità è fatta di carne, ieri baciata, tra poco straziata.<br />
Verità disarmante è il suo muoversi libero, regale e amorevole tra le creature. Mai arrogante e sempre senza compromessi. Diritto e sicuro.</p>
<p>La verità è coraggiosa e amabile. Quando invece è arrogante e senza tenerezza, è una malattia che ci fa tutti malati di violenza. La verità dura, dispotica, gridata da parole di pietra «è così e basta», non è la voce di Dio. Dio è verità amabile, di occhi e mani accesi!<br />
Io sono la vita. Parole che nessuna spiegazione può esaurire. Che hai a che fare con me, Gesù di Nazareth? La risposta è una pretesa eccessiva e sconcertante: io faccio vivere.</p>
<p>Io sono la vita. Allora più Vangelo entra in me, più vita si aggiunge alla vita. Quella vita che si oppone alla pulsione di morte, all&#8217;auto distruttività che coltiviamo in noi, alle paure, alla sterilità di una vita inutile.<br />
Vita è tutto ciò che possiamo mettere sotto questa nome: futuro, amore, casa, festa, riposo, desiderio, pasqua, felicità. Per questo fede e vita, sacro e realtà, hanno l&#8217;identica sorgente, e coincidono.</p>
<p>I gesti e le parole di Gesù sono energia che sa scheggiare le corazze dure, fa fiorire la corteccia malata della storia, fa sognare terra nuova e cieli nuovi, se e quando la sua tenerezza attraversa le nostre mani.<br />
Il mistero di Dio non è lontano da te, è nella tua vita: vive nel tuo nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illuderti, osare, generare&#8230; In ogni tuo amore è Lui che ama. Il mistero di Dio non è lontano, ma è la strada sottesa ai nostri passi. Se Dio è la vita, allora «c&#8217;è della santità nella vita, viviamo la santità del vivere» (Abraham Hescel). Per questo fede e vita, spiritualità e realtà non si oppongono, ma si incontrano e si baciano, come nei Salmi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Domenica 26 aprile 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-26-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:44:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5605</guid>

					<description><![CDATA[Domenica della Divina Misericordia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IV DOMENICA di PASQUA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260426">At 2,14.36-41  Sal 22  1Pt 2,20-25  Gv 10,1-10</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>Per me, una delle frasi più solari del Vangelo, dove appoggio la mia fede, che mi rigenera ogni volta che l&#8217;ascolto: sono venuto perché abbiano la vita; è venuto per la mia vita piena, abbondante, gioiosa. Non per quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma quella esuberante, eccessiva, che rompe gli argini e tracima, scialo di libertà e coraggio. La parola &#8220;vita&#8221; lega insieme tutta la Scrittura; è supplica nei Salmi: fa&#8217; che io viva! Fammi camminare sui campi della vita!<br />
Giona si adira con Dio perché, invece di distruggere Ninive, è pastore per i centoventimila della città che non distinguono la destra dalla sinistra. Il primo di tutti i comandamenti, quello che introduce l&#8217;intera sezione della legge è: «Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!». E intende: scegli la vita! Vita è tutto ciò che possiamo pensare per riempire questo nome. È proprio la piccola parola &#8220;vita&#8221; a rendere inconciliabili il pastore e il ladro. Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome. L&#8217;eccedenza di Dio. Quale pastore ha dato un nome a tutte le pecore? Ad alcune sì, magari a molte, ma le centinaia di pecore del suo gregge, chi può distinguerle e ricordarle? Chi perde tempo a recitare ogni mattina tutta la litania dei loro nomi, anziché un solo fischio o un richiamo unico per tutte?<br />
Ma è proprio scritto così: le chiama ciascuna per nome. Per noi il gregge è anonimato, fine dell&#8217;identità, omologazione. Per Gesù, no: mi da tempo, dice il mio nome, gli sto a cuore, non mi confonde con nessun&#8217;altro. E le conduce fuori. Anzi, «le spinge fuori». Non in un altro recinto magari più grande, ma fuori per spazi aperti. Io sono la porta. Non eleva muri o steccati a dividere; Cristo è passaggio, apertura, pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Pastore pieno di futuro, porta dell&#8217;amore leale e sicuro (chi entra attraverso di me si troverà in salvo), più forte di ogni prigione (potrà entrare e uscire), dove placare la fame e la sete della storia (troverà pascolo).<br />
E cammina davanti alle pecore. Pastore apripista, che non sta alle spalle a richiamare e ad agitare il bastone, non è un cane da pastore che deve tenere in riga le pecore. Non gli interessa. Le pecore stanno in riga perché intravedono davanti uno di cui hanno fiducia, vedono la strada che fa, sanno che è sicura, sanno che in fondo a quella fila c&#8217;è profumo di vita. E Gesù si definisce come porta: non un muro, o un vecchio recinto, dove giri e rigiri e torni sui giri di prima, non un guinzaglio, né corto né lungo. Cristo è porta aperta, buco nella rete, breccia nel muro, passaggio, transito, spazio per il cuore, per cui va e viene il respiro di terra e cieli nuovi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Domenica 19 aprile 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-19-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5602</guid>

					<description><![CDATA[Domenica della Divina Misericordia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>III DOMENICA di PASQUA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260419">At 2,14.22-33  Sal 15  1Pt 1,17-21  Lc 24,13-35</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>Il Vangelo di Emmaus si dipana come una grande liturgia in tre tempi: la liturgia della strada, della parola, del pane.<br />
Emmaus dista undici chilometri da Gerusalemme, tre ore di cammino, trascorse a parlare del sogno in cui avevano tanto investito, naufragato nel sangue. Ed ecco, Gesù si avvicinò e camminava con loro. Come un Dio sparpagliato per tutte le strade, che non impone nessun passo, prende il mio. Gli basta il passo del momento, quello quotidiano. Ogni camminare gli va bene, purché sia cammino.<br />
Poi, la liturgia della parola: e cominciando da Mosè e dai profeti spiegava loro le scritture, spiegava la vita con la Parola, spiegava che la Croce non è un incidente, ma la pienezza. E i due scoprono l&#8217;immensa verità: vedono un Dio che, così nascosto da sembrare assente, tesse il filo d&#8217;oro nella tela del mondo a partire dal punto più oscuro, la croce. Ora sanno che la mano di Dio più sembra nascosta, più è potente. Più è silenziosa, più è efficace.Giunti a Emmaus Gesù mostra di voler &#8220;andare più lontano&#8221;. Come un senza fissa dimora, un Dio migratore per spazi liberi e aperti che appartengono a tutti. Allora si apre la liturgia del pane, attorno al primo altare che è la tavola di casa: lo riconobbero nello spezzare il pane. Sì, perché un giovedì, al tramonto Gesù aveva pronunciato parole terribili su del pane e del vino: prendete e mangiate. Questo è il mio corpo. È il Tutto di me, fino all&#8217;ultima fibra, fino all&#8217;ultima ferita. È per voi. La storia di Gesù profuma di pane.<br />
Il pane, buono da solo e buono con tutto.<br />
Ma spezzare il pane non mostra la conclusione, è solo il primo tempo del donare. Prendo qualcosa di mio e lo do a te. Lascio nelle tue mani un pezzo di me, una porzione, una frazione, briciole, qualcosa che da mio diventa tuo. Spezzare: vi è riassunta l&#8217;anima di Gesù, la sua storia, la sua missione. Lui non spezza nessuno, spezza se stesso. Lui non chiede nulla, offre tutto. Per secoli la Messa è stata chiamata fractio panis, lo spezzare il pane e il donarlo.<br />
Preso da Isaia 58: spezza il tuo pane con l&#8217;affamato e la tua fame finirà; illumina altri e ti illuminerai; guarisci la ferita d&#8217;altri e guarirà la tua ferita. L&#8217;asse portante del vangelo e il dono e non il sacrificio. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, partono come chiamati, come se la notte non dovesse venire più, partono con il sole dentro, senza paura. Un miracolo. Ma il primo miracolo è stato un altro: non ci bruciava forse il cuore mentre per via ci spiegava il senso delle Scritture e della vita? Perché «chi mangia me, mangia il fuoco! Abbiamo mangiato il fuoco nel pane».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Domenica 12 aprile 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-12aprile2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:25:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5600</guid>

					<description><![CDATA[Domenica della Divina Misericordia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>II DOMENICA di PASQUA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260412">At 2,42-47   Sal 117   1Pt 1,3-9   Gv 20,19-31</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>Aria di paura in quella casa. Paura dei Giudei ma anche di se stessi, della propria viltà, di come si erano comportati nella notte del tradimento. Sembra che manchi l&#8217;aria.<br />
Eppure Gesù viene, nonostante il loro e il mio cuore inaffidabile: e stette in mezzo a loro. Mi conforta pensare che se trova chiuso lui non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì. Shalom, ha detto, saluto biblico che significa molto più della pace come semplice fine delle violenze, indica la forza dei miti e dei nonviolenti dentro la logica del più armato, la luce dei puri di cuore dentro la nebbia delle astuzie, la serenità dei giusti nelle ingiustizie, la perseveranza degli onesti fra le disonestà. Soffiò e disse: ricevete lo Spirito Santo.<br />
Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che soffiava sugli abissi, il vento sottile dell&#8217;Oreb su Elia profeta, quello che scuoterà le porte chiuse del cenacolo: ecco io vi mando! «Se non vedo e non tocco, non crederò». Povero, caro Tommaso, diventato addirittura proverbiale! Vuole delle garanzie, e ha ragione, perché se Gesù è vivo tutta la sua vita ne uscirà rovesciata.<br />
Gesù si avvicina alla nostra lentezza del credere con pochi, semplici verbi: guarda, metti, tocca. Tommaso comprende da quei fori il motivo per cui Cristo è risorto: per un amore scritto con ferite ormai incancellabili, da cui non sgorga più sangue ma luce. Tommaso si arrende non ai suoi occhi o al suo toccare, ma a questa esperienza di pace offerta da Gesù per ben tre volte. E la sua pace scende ancora sulle nostre sconfitte, sulle nostre chiusure, sulle nostre paure. Alla fine Tommaso passa dall&#8217;incredulità all&#8217;estasi. Se poi abbia toccato o no il corpo del Risorto, non è importante. «Mio Signore e mio Dio» Tommaso ripete quel piccolo &#8220;mio&#8221; che cambia tutto, che non indica possesso geloso, ma appartenenza, eco del Cantico dei Cantici: il mio amato è mio e io sono sua! Mio Signore, che mi fai vivere, che sei la parte migliore di me. &#8220;Mio&#8221;, come lo è il cuore. E, senza, non sarei. &#8220;Mio&#8221;, come lo è il respiro. E, senza, non vivrei.<br />
Beati quelli che senza aver visto crederanno. Beatitudine consolante che finalmente sento mia. Gesù mi dice beato! Beato chi fa fatica, chi cerca a tentoni, chi non vede ancora eppure cammina avanti, &#8220;siamo pellegrini senza strada, ma tenacemente in cammino&#8221; (Giovanni della Croce). La fede è il rischio di essere beati, cioè felici.<br />
Di vivere una vita non certo più facile, ma più piena e appassionata. Ferita sì, talvolta, ma luminosa comunque e perfino guaritrice. Così termina il Vangelo, così inizia la mia sequela: col rischio di essere felice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lunedì 6 aprile 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-6-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5596</guid>

					<description><![CDATA[Testi della liturgia e spunti di riflessione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LUNEDI&#8217; DOPO PASQUA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260405">At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>Che bello questo momento di gioia dopo il sepolcro! Sembra l&#8217;abbraccio liberante dopo aver sopportato l&#8217;orrore, la morte, la disperazione, la solitudine, il fallimento. Mentre si andava ancora a cercare Gesù nel luogo del dolore e della desolazione, si fa incontro nuovamente la vita. Il &#8220;non temere&#8221; è proprio l&#8217;ingresso all&#8217;abbraccio che giunge ai discepoli. A Gesù, infatti, non era nascosto il dolore dei suoi, la loro paura di aver fallito la vita, così come non gli è sconosciuto il nostro dolore. Perciò non solo Egli ci invita a non temere ma ci chiama a essere missionari della gioia della Sua presenza; ci dice: &#8220;io ci sono per te, vai a portare questa gioia al mondo!&#8221;. Gesù si fa abbraccio consolante delle nostre fragilità e ci dona la forza di partire, di andare verso gli altri, ci dice che l&#8217;ultima parola non sono il dolore e la morte. Al contrario le guardie che giungono al sepolcro fanno l&#8217;esperienza della morte, pensano: &#8220;diciamo una bugia, mettiamo in giro una calunnia&#8221;. Per cui non solo era stato ucciso un innocente ma pensavano di accordarsi per colpevolizzare i suoi discepoli, accusarli di averlo trafugato. I soldati non fanno un&#8217;esperienza di gioia ma si calano nella morte. Possiamo dire che mentre la gioia parte in missione anche il male si incammina attraverso la calunnia. Noi cosa vogliamo mettere in circolo, la gioia o la calunnia? Siamo portatori di luce o di oscurità?</p>
<p><em>(commento tratto dal sito <a href="https://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/65450.html">La Liturgia.it</a>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Domenica 5 aprile 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-5-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:19:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5594</guid>

					<description><![CDATA[S. Pasqua di Resurrezione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>RESURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260405">At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a"></div>
<p>All&#8217;alba, alle prime luci, quasi clandestinamente, due donne si recano alla tomba nel giardino. Vuote le mani, vengono solo per visitare la tomba: guardare, osservare, sostare, ricordare. Sono le stesse donne che venerdì hanno abitato, senza arretrare di un centimetro, il perimetro attorno alla croce. Un angelo scese dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Non apre il sepolcro perché Gesù esca, è già uscito, ma per mostrarlo alle donne: il sepolcro è vuoto, il Nazareno è già altrove. Come, non è detto. Il mistero di Dio resta intatto.<br />
Donne, angelo, guardie, il brivido della terra, cielo, pietra, alba: tutti sono convocati perché Gesù Cristo cattura dentro il suo risorgere tutto l&#8217;universo; è energia che si dirama per tutte le vene del mondo, una forza che ha imbevuto di sé tutta la trama del creato. «E non riposerà più, fino a che non avrà raggiunto l&#8217;ultimo ramo della creazione e rovesciata la pietra dell&#8217;ultima tomba» (<em>M.Luz</em>i).<br />
Le donne hanno il cuore grande abbastanza per parlare con gli angeli:<br />
&#8220;So che cercate Gesù, non è qui!&#8221;. Voi cercatrici, mendicanti dell&#8217;amato, continuate, ma con occhi nuovi.<br />
Che bello questo: non è qui!<br />
Cristo c&#8217;è, esiste, vive, ma non qui. Non è rinchiuso in nessun luogo. Va cercato altrove, diversamente, via dal territorio delle tombe, è in giro per le strade, un Dio da cogliere nella vita. Dappertutto, ma non qui, fra le cose morte.<br />
Bisogna cercare più a fondo: non c&#8217;è luogo che lo contenga, non chiesa, non parole o liturgie. Lui è oltre, sempre oltre è il suo infinito cammino. Non è qui, vi precede, è davanti ad aprire la nostra immensa migrazione verso la vita. È davanti, a ricevere in faccia il vento, il sole, il futuro, la violenza. Andate, vi precede. Un Dio migratore, abbiamo, che ama gli spazi aperti, che apre cammini, attraversa pietre e spalanca tombe. Pasqua vuol dire ‘passare&#8217;. Non è festa per stanziali, ma per migratori, per chi inventa sentieri che facciano scollinare verso più giustizia, più pace, più armonia con il creato, verso terra nuova e cieli nuovi.<br />
Vi precede in Galilea. Là lo vedrete. Ucciso a Gerusalemme, risorto a Gerusalemme, ma l&#8217;incontro avverrà ai margini, lontano dal centro dei poteri omicidi, in Galilea dove tutto ha avuto inizio con tre anni di strade, lago, pani e pesci, olivi, le lezioni sulla felicità, intese amicali. Devono rileggere tutta la vita di Gesù per capire la sua risurrezione. Devono ripercorrere la sua vita dall&#8217;inizio, allora capiranno che Dio l&#8217;ha risuscitato perché una vita così non può finire. Che gesti e parole così meritano di non morire, hanno dentro la vita indistruttibile che Dio regala a chi produce amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Domenica 22 marzo 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-22-marzo-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 13:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.materdivinaegratiae.it/?p=5591</guid>

					<description><![CDATA[Testi della liturgia e spunti di riflessione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>V DOMENICA di QUARESIMA (ANNO A)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260322">Ez 37,12-14  Sal 129  Rm 8,8-11  Gv 11,1-45</a></strong></p>
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<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
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<p>La bellezza struggente dell&#8217;umanità di Gesù: lo vediamo fremere, piangere, commuoversi, gridare. Un Dio umanissimo, quello che ogni uomo cerca: non un Dio da adorare e venerare nell&#8217;alto dei cieli, ma un Dio coinvolto e coinvolgente, che ride e piange, gioca con i suoi figli nei caldi giochi del sole e del mare.<br />
Di Lazzaro sappiamo poche cose, quelle che contano: la sua casa è aperta, è amato da molti, è amico speciale di Gesù: ospite, amico e fratello.<br />
Tre nomi per restare umani. Se Tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto. Le sorelle hanno visto le loro preghiere volare via come colombe, e nessuna che tornasse indietro a portare una risposta, una fogliolina di ulivo di risposta, come allora nell&#8217;arca. Ma Dio esaudisce le nostre preghiere? Sì, esaudisce sempre; ma non le nostre richieste, bensì le sue promesse. &#8220;Tuo fratello risorgerà&#8221;. Lei la sente come una frase fatta, parole formali che tutti sanno dire: &#8220;so bene che risorgerà. Ma quel giorno è così lontano da questo dolore&#8221;. Lei parla al futuro, Gesù al presente. E usa parole impressionanti: &#8220;Io sono la risurrezione e la vita&#8221;. Adesso. Prima la risurrezione e poi la vita. Prima la liberazione e poi la vita viva. Che è il risultato di molte risurrezioni: dalle vite spente, dalle ceneri, da vite senza sogno e senza fuoco. Io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non avrà raggiunto e fatto fiorire l&#8217;ultimo ramo della creazione, l&#8217;ultimo angolo del cuore.<br />
Liberatelo e lasciatelo andare! Lazzaro esce, avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, ma ormai gli si apre davanti una altissima speranza: Qualcuno lo ama, Qualcuno che è più forte della morte. Lasciatelo andare: Gesù è il Rabbi che libera e manda oltre senza legare a sé: dategli una stella polare per il viaggio, gli occhi di qualcuno che piangano d&#8217;amore per lui, la certezza di un approdo, e nessuno lo fermerà. Dove sta il perché finale della risurrezione di Lazzaro? Sta nelle lacrime di Gesù, la sua dichiarazione d&#8217;amore fino al pianto. Piangere è amare con gli occhi. L&#8217;uomo risorge per le lacrime di Dio, risorgiamo perché amati. Lazzaro sono io.<br />
Quante volte sono morto: era finito l&#8217;olio nella lampada, finita la voglia di lottare e faticare, forse perfino la voglia di vivere. E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole. Un grido d&#8217;amico ha spezzato il silenzio. Delle lacrime hanno bagnato le mie bende. Io sono Lazzaro, io sono Marta e Maria, sorelle a infiniti morti. Come loro santo solo d&#8217;amicizia, risorto solo perché amato.</p>
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<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
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		<title>Domenica 15 marzo 2026</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/domenica-15-marzo-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 13:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
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					<description><![CDATA[Testi della liturgia e spunti di riflessione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IV DOMENICA di QUARESIMA (anno A)</strong></p>
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<p><strong><a href="https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260315">1Sam 16,1.4.6-7.10-13   Sal 22   Ef 5,8-14   Gv 9,1-41</a></strong></p>
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<p><strong style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">Spunti di riflessione</strong></p>
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<p>Un uomo nato cieco, così povero che possiede soltanto se stesso. E Gesù si ferma proprio per lui. Arriva la prima domanda: perché cieco? Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori? Gesù ci allontana immediatamente dall&#8217;idea che il peccato sia la spiegazione del male, la chiave di volta della religione.<br />
La bibbia non da risposte al perché del male innocente, le cerchi invano. Neppure Gesù lo spiega. Fa altro: lui libera dal male, si commuove, si avvicina, tocca, abbraccia, fa rialzare. Il dolore più che spiegazione vuole condivisione. Gesù spalma un petalo di fango sulle palpebre del cieco, lo manda alla piscina di Siloe, torna che ci vede: uomo finalmente dato alla luce. Nella nostra lingua partorire si dice anche &#8220;dare alla luce&#8221;. Gesù dà alla luce, partorisce vita piena. Il filo rosso del racconto è una seconda domanda, incalzante, ripetuta sette volte: come ti si sono aperti gli occhi? Tutti vogliono sapere &#8220;come&#8221; si fa, &#8220;come&#8221; ci si impadronisce del segreto di occhi nuovi e migliori, tutti sentono di avere occhi incompiuti.<br />
Lo sappiamo: basta una lacrima e non vedi più. Quanti occhi acutissimi ho visto spegnersi: dicevano di vederci bene ed è bastata una lacrima, l&#8217;unghiata di un dolore, e si sono annebbiati, gli orizzonti e le strade scomparsi. Di fronte alla gioia dell&#8217;uomo &#8220;dato alla luce&#8221;, che vede per la prima volta il sole, il blu del cielo e gli occhi di sua madre, anche gli alberi, se potessero, danzerebbero; anche i fiumi batterebbero le mani, dice il salmo. I farisei, no. Non vedono il cieco illuminato ma solo un articolo violato: Niente miracoli di sabato. Non si salvano vite, oggi. C&#8217;è il riposo santo. Avete sei giorni per farvi guarire, non di sabato. Di sabato Dio vi vuole ciechi! Ma che religione è mai quella che non guarda al bene dell&#8217;uomo, ma che parla solo di se stessa, a se stessa? Una fede che non si interessi dell&#8217;umano non merita che ad essa ci dedichiamo (Bonhoeffer).<br />
C&#8217;è un&#8217;infinita tristezza nella pagina. I farisei mettono Dio contro l&#8217;uomo, ed è il peggior dramma che possa capitare alla nostra fede, a tutte le fedi: mostrano che è possibile essere credenti, senza essere buoni; credenti e duri di cuore. È facile ed è mortale. E invece no, gloria di Dio non è il sabato osservato, ma un mendicante che si alza, che torna a vita piena, &#8220;uomo finalmente promosso a uomo&#8221; (P. Mazzolari).<br />
E il suo sguardo che illumina il mondo dà gioia a Dio più di tutti i comandamenti osservati Come lui, torniamo ad avere occhi di bambini, di figli amati: occhi aperti, occhi meravigliabili, occhi grati e fiduciosi, occhi speranzosi, occhi che ridono o piangono con chi sta loro davanti; occhi, insomma, contagiati di cielo. Signore metti luce nei miei pensieri, luce nelle mie parole, luce nel mio cuore.</p>
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<p style="text-align: right;"><em>Commento a cura di </em><em>p. Ermes Ronchi</em></p>
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		<title>Giornata Missionaria d&#8217;Istituto 2025</title>
		<link>https://www.materdivinaegratiae.it/giornata-missionaria-distituto-2025-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 14:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituto]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[missioni]]></category>
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					<description><![CDATA[E' disponibile il video della giornata...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Domenica 16 novembre si è svolta la Giornata Missionaria del nostro Istituto.</p>
<p>Chi volesse riascoltare parte dell&#8217;incontro, può farlo attraverso il nostro canale Youtube (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=YjAxR84ryNg"><strong>clicca qui</strong></a>)</p>
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		<title>Giornata Missionaria d&#8217;Istituto 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 14:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituto]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[missioni]]></category>
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					<description><![CDATA[“Missionari di speranza fra le genti”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi,</p>
<p>vi invitiamo a partecipare alla nostra</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>GIORNATA MISSIONARIA D&#8217;ISTITUTO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Domenica 16 Novembre 2025</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>presso il</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Centro Mater Divinae Gratiae</strong></p>
<p>Gli orari e il programma sono sulla locandina allegata (<a href="https://www.materdivinaegratiae.it/wp-content/uploads/2025/11/FB_IMG_1762347341765-2.pdf"><strong>clicca qui</strong> </a><span style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">per scaricare</span><span style="color: inherit; font-family: inherit; font-size: inherit;">)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Per informazioni e iscrizioni contattare la sig.ra Angela Ferazzini (<strong>entro mercoledì 12 novembre</strong>):</p>
<p style="text-align: center;">info@farsivicino.it  &#8211; Tel. 030 3847205</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi non può partecipare in presenza, può comunque seguire la giornata in diretta streaming, a partire dalle ore 10.30, sul canale <strong><a href="https://www.youtube.com/@santadorotea">YouTube</a></strong>.</p>
<p>.</p>
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