Domenica 6 aprile 2026
LUNEDI’ DOPO PASQUA (ANNO A)
At 10,34a.37-43 Sal 117 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
Spunti di riflessione
Che bello questo momento di gioia dopo il sepolcro! Sembra l’abbraccio liberante dopo aver sopportato l’orrore, la morte, la disperazione, la solitudine, il fallimento. Mentre si andava ancora a cercare Gesù nel luogo del dolore e della desolazione, si fa incontro nuovamente la vita. Il “non temere” è proprio l’ingresso all’abbraccio che giunge ai discepoli. A Gesù, infatti, non era nascosto il dolore dei suoi, la loro paura di aver fallito la vita, così come non gli è sconosciuto il nostro dolore. Perciò non solo Egli ci invita a non temere ma ci chiama a essere missionari della gioia della Sua presenza; ci dice: “io ci sono per te, vai a portare questa gioia al mondo!”. Gesù si fa abbraccio consolante delle nostre fragilità e ci dona la forza di partire, di andare verso gli altri, ci dice che l’ultima parola non sono il dolore e la morte. Al contrario le guardie che giungono al sepolcro fanno l’esperienza della morte, pensano: “diciamo una bugia, mettiamo in giro una calunnia”. Per cui non solo era stato ucciso un innocente ma pensavano di accordarsi per colpevolizzare i suoi discepoli, accusarli di averlo trafugato. I soldati non fanno un’esperienza di gioia ma si calano nella morte. Possiamo dire che mentre la gioia parte in missione anche il male si incammina attraverso la calunnia. Noi cosa vogliamo mettere in circolo, la gioia o la calunnia? Siamo portatori di luce o di oscurità?
(commento tratto dal sito La Liturgia.it)